"il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni"

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giovedì 7 gennaio 2016

Un anno dopo...

Immagina  non ci sia il Paradiso, prova è  facile.
  Nessun inferno sotto i piedi.
 Sopra di noi solo il Cielo.
Immagina che la gente viva al presente. 
 Immagina non ci siano paesi, non è  difficile.
Niente per cui uccidere  e morire  e nessuna religione.
 Immagina che tutti vivano la loro vita in pace.
Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo.
Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno.
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci senza necessità  di avidità  o rabbia.
La fratellanza tra gli uomini. 
Immagina tutta la gente condividere il mondo intero...

J.Lennon




Per non dimenticare...

Le vittime di Charlie Hebdo.
Le vittime del supermercato kosher.
Le vittime della tipografia a Dammartin.
La vittima di Montrouge.


MiLa

martedì 17 novembre 2015

Je suis Paris.




Gli attentati di Parigi: perché tutti noi pensiamo «Je suis Paris»
Alla distruzione dei simboli rispondiamo creandone di nuovi o rinnovandone altri: in queste ore le città si dipingono addosso il tricolore francese.



Ciò che risulta evidente, al risveglio dalla notte più nera di Parigi, è che lo Stato islamico è sensibile ai simboli. Lo avevamo intuito dopo l’assalto a Charlie Hebdoe considerata la retorica stucchevole con cui i jihadisti pubblicizzano se stessi. Ma in molti abbiamo voluto credere che per il giornale satirico si trattasse della reazione sproporzionata a un’offesa e, quanto alla propaganda del Califfato, ce ne siamo spesso presi gioco. Anche dopo la spiaggia di Sousse. Anche dopo il museo del Bardo di Tunisi.

La scelta degli obiettivi di venerdì notte - uno stadio di calcio, una sala per concerti, alcuni ristoranti - non lascia dubbi ulteriori sull’antipatia che i fondamentalisti provano per i nostri riti «osceni», un’antipatia che rasenta l’infantilismo. Come il ragazzo rabbioso e sadico che buca il pallone per sabotare il gioco, l’Isis sbraita agitando i kalashnikov: «Non guarderete più le partite di calcio! Non uscirete più a cena! Non andrete più ai concerti, né al mare, né alle mostre! Se non possiamo prevalere, state certi che renderemo la vostra vita molto più triste!».

Nessuno di noi crede sul serio che funzionerà, altrimenti non avremmo la forza di far proseguire il nostro mondo ogni mattina. Tuttavia, è indubbio che alla civiltà odierna sia richiesto (ormai da più di un decennio) uno sforzo di comprensione maggiore di se stessa e delle cause recondite di quanto sta accadendo. È davvero in corso un qualche tipo di resa dei conti? E per che cosa? La civiltà del benessere sta espellendo un fiotto di irrazionalità? Noi ne abbiamo colpa? Oppure una parte degli uomini ha semplicemente perso il senno? Per il momento gli atti terroristici si susseguono assai più rapidi delle interpretazioni convincenti. E, in assenza di quelle, dilagano le teorie semplificatorie, specie fra i più giovani e impressionabili.

Esiste però una reazione istintiva - e unificante - che il nostro mondo ha dimostrato di avere in seguito alle tragedie più recenti: alla distruzione dei simboli, rispondiamo con la creazione continua di simboli nuovi. O con il rinnovamento di altri che esistono già, come in queste ore, nelle quali le città si dipingono addosso i tre colori della bandiera francese. È una fucina inarrestabile ed è un veicolo di commozione che non sta perdendo il suo potenziale, anzi, lo sta aumentando sempre. Stavolta è chiaro che, dietro quella che per eccesso di pudore chiamiamo anodinamente «solidarietà», si affaccia invece qualcosa di più intenso: una professione di fede, un atto religioso. Il riferimento alla trascendenza è addirittura esplicito nell’imperativo che ricorderemo di questi giorni tetri: «Pray for Paris».

Nella sua «breve storia dell’umanità» («Da animali a dei», Bompiani, 2014), lo storico israeliano Yuval Noah Harari sostiene che «la religione può essere definita come un sistema di norme e valori umani che si fonda sulla fede in un ordine sovrumano». Secondo la sua classificazione, la fede dominante di noi occidentali sarebbe quella che lui chiama «umanesimo liberale», una fede che pone a comandamento supremo la salvaguardia della libertà di ogni individuo, che ha avuto la Rivoluzione francese come propria guerra santa, per libro sacro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e, come eroina immortale, Marianne ritratta nel dipinto di Delacroix. Harari è del tutto imparziale nella sua trattazione: le cose sarebbero potute andare diversamente, dice, saremmo potuti diventare una società comunista, nazista, islamico-fondamentalista o magari zoroastriana, ma storicamente non è avvenuto. Ha prevalso la fede in ideali diversi: libertà, uguaglianza, fratellanza.

È pur certo che, come ogni religione, anche la nostra conosce limiti e difetti e derive di violenza. Nondimeno è la nostra, e adesso che viene minacciata in maniera grave e sistematica, occorre riconoscerla come tale, come una conquista a cui teniamo, non necessariamente eterna, e che potrebbe andare perduta se non difesa da ognuno nel proprio intimo e da tutti insieme. Per questo vestiamo i nostri monumenti e i nostri luoghi sacri - piazze, stazioni, teatri e grattacieli - con la bandiera francese: per proteggerli, perché non rischino mai la fine di Palmira, Hatra e Mosul. Intanto facciamo circolare i messaggi e ci contiamo. Se l’Isis o qualunque altra suppurazione della modernità continuerà a minacciare la nostra religione libertaria, saremo infine capaci di diventare altrettanto fanatici?

Ma adesso è il momento di piangere i morti. Com’era già successo per Charlie Hebdo, sarebbe bello se non li piangessimo solo come vittime della malasorte o di una calamità oscura e imprevedibile, bensì come martiri. Martiri caduti in nome della fede che ci accomuna, mentre ne professavano il culto. Se così faremo, forse, anche la paura si affievolirà, lo sgomento verrà riempito dalla tristezza, sì, ma da una tristezza anche piena di orgoglio. E, a partire da oggi, non rinunceremo a frequentare ancora i nostri templi, sebbene qualcuno li consideri corrotti e sbagliati. Torneremo a guardare le partite di calcio dalle tribune, ordineremo cibo impuro nei ristoranti, andremo nelle sale dei concerti a riempirci i timpani di rock, e in aereo voleremo a Parigi.


Testo di Paolo Giordano per il Corriere della Sera



Parigi spegne le luci ed il mondo le accende per lei.



Libertè  Egalitè  Fraternitè 

sabato 14 novembre 2015




"...continua la commedia della tolleranza, la bugia dell'integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un'esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Bè, il nemico non è affatto un'esigua minoranza. E ce l'abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d'occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all'occidentale e, secondo i suoi complici in buona o malafede perfettamente inserito nel nostro sistema sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l'automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. E' un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con tanta intensità. Un nemico che in nome dell'umanitarismo e dell'asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano e non si sa più dove metterli. Un nemico che in nome della "necessità" invitiamo anche attraverso l'Olimpo Costituzionale. Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all'imam. Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l'alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza.
Tutte cose che ottiene senza difficoltà. Un nemico che ci impone le proprie regole e i propri costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni. Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara ben educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la frittella di riso al marsala cioè "col liquore". E attenta a non ripetere l'oltraggio. Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocefisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali. Lo definisce "un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani". Un nemico che in Inghilterra s'imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in aria il jumbo del volo Parigi-Miami. Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a morte della sua migliore amica. Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente pronto a scarcerarlo....Il declino dell'intelligenza è il declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa, in Eurabia, ma soprattutto in Italia è declino della Ragione.
Prima d'essere eticamente sbagliato è intellettualmente sbagliato.
 Contro Ragione illudersi che esista un Islam buono e  un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione.
Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione.
 Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione.
 Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione.
 Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'avvenire è contro Ragione.
 Perché non si può purgare l'impurgabile, censurare l'incensurabile, correggere l'incorreggibile.
Ed anche dopo aver cercato il pelo nell'uovo, paragonato l'edizione della Rizzoli con quella dell'Ucoii, qualsiasi islamita con un po' di cervello ti dirà che qualsiasi testo tu scelga la sostanza non cambia.
 Le Sure sulla jihad intesa come Guerra Santa rimangono.
E così le punizioni corporali.
Così la poligamia, la sottomissione anzi la schiavizzazione della donna.
Così l'odio per l'Occidente, le maledizioni ai cristiani e agli ebrei cioè,
ai cani infedeli.."


Oriana Fallaci

giovedì 15 gennaio 2015

Un pò di lettura...

Ieri, la nostra giornata, è iniziata così...con un pò di lettura...
e con calma, insieme alla nostra colazione,
 abbiamo sfogliato questo giornale...




"In nome della religione, si tortura, si perseguita, si costruiscono pire. Sotto il manto delle ideologie, si massacra, si tortura e si uccide. 
In nome della giustizia, si punisce.
In nome dell'amore per il proprio Paese o per la  propria razza,
si odiano altri Paesi, li si disprezza, li si massacra.
In nome dell'uguaglianza e della fratellanza, si sopprime e si tortura.  Fini e mezzi non hanno nulla in comune,
i mezzi vanno ben oltre i fini.
Ideologie e religione sono gli alibi dei malvagi."
 Eugène Ionesco

MiLa





venerdì 9 gennaio 2015

Je suis Charlie.

Contro ogni violenza, barbaria, crudeltà...
per la libertà d'espressione, di religione...
per non dimenticare mai...

 
 MiLa